Elezioni provinciali Modena: Sarebbe stato bello e diciamolo, inaspettato, un consigliere.

Il nostro sindaco ci ha provato, ma non gli è riuscito. 


Cosa ? Diventare consigliere provinciale.

Le elezioni provinciali, non sono più elezioni popolari, ma ” robe da addetti ai lavori “. Ovvero possono votare solamente sindaci e consiglieri comunali in carica. La lista dove era candidato Enrico Diacci, era una lista nata per rimarcare una posizione civica, reale. Senza nessuna alleanza con i classici partiti. Insomma, coerente con la sua natura. E la coerenza si sa, talvolta ha un prezzo. Ma sempre un guadagno nel tempo. Per cui ringraziamo Enrico e gli altri candidati, per la loro disponibilità, e per non essersi spostati di un millimetro dalle loro posizioni ideali. Grazie.

P. S: Gli ” addetti ai lavori “, ci prenderanno un po’ in giro. Ma il popolo, eh, il portavoce ( lo scrivente), sa benissimo che apprezza queste cose…

Davide Boldrin

 

Una riflessione con Enrico Diacci .

C’è futuro per la collaborazione di Civicamente Modena ?

È semplice: il futuro si preannuncia volatile, incerto, complesso, ambiguo e discontinuo.

In questo contesto la collaborazione è ovvia strategia di sopravvivenza o detto diversamente: i continui cambiamenti richiedono continue innovazioni.

Ripensare l’esistente significa molto più di azzerarlo: vuol dire analizzare dati, riconoscere le narrative in cui siamo immersi, avere la lucidità per distinguere ciò che funziona da ciò che invece non va. E trovare il coraggio per esplorare strade nuove.

Uscire da Uniamoci è stata una scelta politica forte e coerente. Cercare di costruire qualcosa di civico è un’azione politica forte e coerente, che forse non ha dato un risultato positivo immediato, ma è un primo mattone per costruire qualcosa.

Rimango dell’idea che sia meglio non essere eletti, piuttosto che essere eletti con voti legati a idee politiche non in linea con quelle della nostra lista.

Detto questo, credo che sia il momento di riflettere, in generale, sul senso di appartenenza, non basta dire no.
Si richiedono altre qualità: l’onorabilità, la lealtà, l’etica

E dunque come si genera il cambiamento?
Prosegue la riflessione di Enrico Diacci , illustrando su cosa si attiva il civismo , sui mezzi per generare massa critica e cambiare le regole sociali attraverso la mobilitazione della comunità e collaborazione tra i cittadini .

In questo quadro, le istituzioni hanno delle architetture complesse e pertanto difficili da cambiare ancora di più se espresse in elezioni di secondo livello dove il potere dei partiti prevarica quello dei cittadini .

Necessitano però di continua” manutenzione” : non esistono norme che durano nel tempo senza essere costantemente sfidate ed adattate alla realtà.

Siamo consci che se le istituzioni non rispondono più alla realtà e non riescono ad adattarvisi, falliscono.

Su questi principi e sulla fiducia che i cittadini hanno riposto nei nostri/loro progetti continuiamo la strada della responsabilità, la comunità del cambiamento e il rinnovamento che ci porterà.

 

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